Una riflessione
Non sono un filosofo. Sono però orgoglioso di aver fatto un Liceo Classico perchè questo percorso di studi mi ha dato la possibilità di confrontarmi con il pensiero di molti personaggi illustri con la conseguenza che in me si è sviluppata la capacità di pormi delle domande e di tentare di trovarvi una risposta.
La domanda che mi sto ponendo in questi giorni è: ne vale veramente la pena?
Non vi preoccupate, non sono impazzito. Questa riflessione è scaturita in me a causa di un altro lutto, dopo quello di cinque mesi fa, che ha colpito me e la mia famiglia. Questa volta, purtroppo, la colpa è di una malattia, micidiale e distruttiva che, dopo anni di sofferenza, in meno di un mese ha prima reso irriconoscibile nell’aspetto (ma non nello spirito) e poi spento mia zia.
Vale la pena, dunque, vivere una vita che oltre a tante gioie, ci darà anche molti dolori? Perchè non possiamo fare a meno di soffrire sia fisicamente che psicologicamente? Perchè, nonostante amiamo immensamente una persona, non riusciamo a non arrabbacciarci mai? Perchè ci (e soprattutto mi) tengo tutto dentro e non riesco ad esprimere quello che penso?
Non ha senso arrabbiarsi per delle scemenze, non ha senso non dire un “ti amo”, anche se già lo abbiamo ripetuto talmente tante volte che queste due semplici parole sembrano aver perso il loro significato e la loro forza originaria. Non ha senso imputarsi su delle cose e non chiedere mai scusa. Non ha senso non dire mai “mi dispiace”. Non ha senso immaginarsi le cose e pensare a cosa sarebbe successo se…
Nonostante la mia passione liceale per Seneca, non riesco a pensare alla morte come ad un’entità che non dobbiamo temere.
Lo ammetto: la morte mi spaventa molto sia per quanto riguarda me stesso che le persone che mi sono accanto.
Certo, non vivo con il pensiero costante rivolto alla morte, però temo che tutto quello che di bello e positivo ho intorno possa finire. E’ per questo che ora sento il bisogno più che mai di un abbraccio, un bacio, una parola, un contatto fisico.
Mi rendo conto che questo post è farcito di ovvietà, ma vorrei che servisse a tutti quelli che lo leggeranno come spunto di riflessione anche per cose molto terra terra… vale la pena correre in macchina per arrivare cinque minuti prima?

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